E se fosse successo a Rimini?

E se fosse successo a Rimini?

E se fosse successo a Rimini?

Non avendo scritto nulla dal ventiquattro agosto, il primo pensiero è per le vittime, per i loro parenti e per i loro cari. L'unica cosa che conta veramente. Sono rimasto in silenzio ben sapendo che in tanti – ma non tutti per fortuna - si sarebbero esibiti nel solito indecente spettacolo, e così è stato. In questi giorni abbiamo visto e letto il peggio del nostro Paese. Il meglio era al lavoro per portare i soccorsi.

Pochi secondi per svegliarmi, uno per capire che era un terremoto, un altro per realizzare che non sarebbe accaduto nulla, uno ancora perchè la mano corresse a stringere quella di mia moglie, quindi l'attesa che finisse. Poi mi sono alzato e sono tornato a letto dopo pochi minuti. Dapprima ho temuto che l'epicentro fosse in mezzo all'Adriatico e ho ricordato che, anche se con fondali bassi, potrebbero arrivare comunque onde anomale pericolose. Poi ho letto di Rieti, e ho capito che vi sarebbero stati molti morti, perchè ormai l'esperienza mi dice che con una scossa del genere e con epicentro sull'Appennino, vi sono sicuramente dei crolli, morti, feriti, intrappolati vivi. E' stato un sonno forse cinico, sicuramente realista. I primi efficaci soccorsi possono essere portati solo dai residenti sopravvissuti e dalla Protezione Civile che interviene tempestivamente ed efficacemente se adeguatamente organizzata e finanziata. Un sonno realista, perchè l'azione più efficace che si può fare per minimizzare il numero di morti e feriti è quello di mettere preventivamente mano al patrimonio immobiliare.

Promuovere la riqualificazione sismica è compito innanzitutto della politica. E promuovere una politica all'altezza delle esigenze, è compito di tutti. Riqualificare il patrimonio immobiliare dal punto di vista sismico è un nostro obbligo, se concordiamo sul fatto che desideriamo minimizzare le perdite di vite umane in caso di terremoto. Come cittadini, possiamo esercitare la nostra azione sia a livello nazionale che locale. E localmente, devono essere considerati almeno due fatti.

Il Comune di Rimini è stato inadempiente per quanto riguarda il Piano delle Emergenze Comunali, che è stato redatto in ritardo rispetto ai termini di legge. Il Piano si occupa anche della gestione dell'emergenza post terremoto che, a Rimini come altrove, non sappiamo quando arriverà, ma sappiamo con certezza che arriverà. Ad oggi, sostanzialmente, si tratta ancora di un documento vuoto, senza una vera e forte azione organizzativa sottostante. Si tratta quindi di allocare e spendere efficacemente delle risorse finanziarie per completarlo, se desideriamo che i soccorsi coordinati dalla Protezione Civile siano tempestivi ed efficaci in caso di necessità.

Dal punto di vista della prevenzione invece, a Rimini occorre mettere mano a un numero di edifici, specie alle strutture alberghiere sui lungomari, per gran parte erette in deroga alle norme antisismiche del tempo e realizzate su terreni a rischio di liquefazione. In questo senso, al meglio della mia memoria, nulla di sostanziale è stato fatto dalle recenti amministrazioni. Sarebbe d'obbligo cominciare a informare la cittadinanza nel principale luogo preposto, il Consiglio Comunale, chiamando a testimoniare esperti del settore con un Consiglio Tematico.

Per potere risolvere un problema, la prima cosa da fare, come sempre, è prendere atto del fatto che esista. Può essere una buona occasione per evitare di attendere passivamente di piangere i prossimi morti.

Luigi Camporesi

Obiettivo Civico

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